Modello scientifico culturale AION
Modello scientifico-culturale e metodologico del Corso quadriennale di Psicoterapia Analitica
INDICE
- - Antecedenti della psicologia analitica
- - Argomenti di studio teorico
- - Metodologia e strumenti
- - Note bibliografiche
- - Bibliografia
A- Antecedenti della psicologia analitica
La teoria della psicologia analitica sviluppata da C. G. Jung (nato il 26 luglio 1875 a Kesswill in Svizzera) fa riferimento alla realtà psichica dell'inconscio di cui fanno parte i contenuti che non sono propri della coscienza.
Antecedenti al concetto di inconscio junghiano si ritrovano nella teoria freudiana, nel pensiero filosofico, nella psicologia sperimentale, nella psicopatologia francese.
Jung si staccò da una precedente adesione al pensiero psicoanalitico di Freud nel 1912 con L'opera Simboli della trasformazione, nella quale, fra l'altro il simbolo viene inteso come istanza che promuove la trasformazione dell'individuo.
Riguardo all'aspetto terapeutico, troviamo un parallelismo tra la moderna psicoanalisi e l'utilizzo del sogno, prodotto spontaneo dell'inconscio, già nell'antica Grecia. (1)
Qui, prima della medicina scientifica, si sviluppò la medicina teurigica, che vide nel tempio di Apollo a Delfi e in particolare nei templi di Asclepio, oltre che di altre divinità, centri in cui si sviluppò il rituale dell'incubazione mediante il sogno terapeutico. In questi santuari si recavano i malati qualora la medicina ufficiale non avesse dato ulteriori speranze. Dovevano prima effettuare abluzioni e bagni rituali a fini purificatori e dopo offerte sacrificali, se il responso di questi era favorevole, venivano ammessi nell'abaton, dove giacendo nella klinè attendevano il sogno. In questo si manifestava l'immagine del dio, che toccava la parte malata per poi sparire; la persona guarita lasciava il santuario dopo una ulteriore offerta sacrificale.
Le fonti del rituale dell'incubazione si trovano nella Periegesi di Pausania oltre che in quattro steli ritrovate ad Epidauro che contengono la storia di settanta malati. Dopo questa guarigione avvenuta per intercessione divina o, come diremmo oggi, per la risalita alla coscienza di contenuti rimossi, la persona rimaneva devota al dio.
Per quanto riguarda gli antecedenti filosofici della nozione di inconscio possiamo citare diversi autori. Leibnitz parla di "immagine delle qualità sensibili, chiare nell'insieme ma confuse nelle parti; quelle impressioni che i corpi che ci circondano hanno su di noi e involgono l'infinito; quel legame che ciascun essere ha con tutto il resto dell'universo". (2) Per Kant "possiamo essere coscienti mediamente di una rappresentazione di cui non siamo coscienti immediatamente".(3) Schelling considera l'inconscio identità di natura e spirito. É attraverso l'inconscio, radice invisibile, che si realizza l'intermediazione tra il soggetto e l'oggetto. (4) Schopenauer identificava l'inconscio con la volontà irrazionale aldilà delle coordinate spazio-temporali, come indipendente dal principio di causalità che presiede invece le nostre facoltà rappresentative (5).Volontà inconscia equiparabile per Freud alle pulsioni psichiche di cui parla la psicoanalisi. (6)
Per quanto riguarda la psicologia sperimentale citiamo Fechner che esprime il concetto di soglia della coscienza, al di sotto della quale tutte le idee sono inconsce. (7) La mente umana viene rappresentata come un iceberg di cui solo la cima emerge in superficie.
Per i teorici della psicopatologia francese J.M. Charcot, P. Janet e T.A. Ribot solo l'inconscio spiega fenomeni come la suggestione postipnotica, l'automatismo psicomotorio, il sonnambulismo ed i sintomi isterici. (8)
Citiamo pure il Nietzsche del "Così parlò Zarathustra" come precursore della psicologia analitica. Jung ha ritenuto l'uso della metafora e del linguaggio mitologico in questa opera una caratteristica dei contenuti dell'inconscio collettivo(9), quali si ritrovano nei fenomeni religiosi e mitologici dei popoli primitivi, definiti da Levy-Bruhl reprèsentations collectives.(10)
B. Argomenti di studio teorico
Teoria Junghiana
La psicologia analitica di Jung individua una struttura e una dinamica nella psiche. La psiche comprende tutti i processi consci ed inconsci, l'Io è il centro del campo della coscienza, che è come un'isoletta che emerge dall'immenso mare dell'inconscio. (11)
La psiche comprende tutto il nostro essere, che è teleologico, finalistico, quindi bisognoso di crescita, pienezza, equilibrio. L'inconscio serve per compensare la parte cosciente. Quando la parte cosciente è prevalente, l'inconscio, attraverso sogni, immagini o sintomi di patologia cerca di creare equilibrio energetico.
L'Io è il centro del campo della coscienza, che è come un'isoletta che emerge dall'immenso mare dell'inconscio. L'Io è distinto dal Sè, che rappresenta la meta verso cui la psiche è orientata.
Obiettivo del percorso junghiano è l'individuazione del soggetto, corrispondente alla guarigione e all'equilibrio di energia psichica.
I passaggi-base del lavoro di ricerca, secondo la teoria junghiana,sono:
- studio dell'atteggiamento psicologico, funzione prevalente, superiore , più differenziata e di quella indifferenziata
- esame del rimosso nell'inconscio ed individuazione del tipo psicologico
- Io e Ombra ( prima tappa)
- Animus e Anima (seconda tappa)
Inconscio
Occorre distinguere due piani inconsci: quello personale e quello collettivo (12). Nel primo i contenuti psichici sono quelli rimossi dalla coscienza ed il subliminale, cioè le percezioni sensorie che non hanno raggiunto la coscienza.
I contenuti dell'inconscio collettivo derivano da un patrimonio ereditario comune a tutti gli individui: sono elementi costanti, presenti a priori nel profondo di tutti gli uomini e costituiscono una specie di codice esistenziale vivente ed attivo.(13) Jung li chiama archetipi:vere e proprie strutture originarie, fondanti, non derivate dall'apprendimento nè risultanti da un rimosso; che non preesistono in una sfera trascendente all'umano, ma entrano in scena con la vita e quindi, per tale motivo, si differenziano dall'idea platonica a cui sono state assimilate.
Gli archetipi sono i centri di forza dell'inconscio collettivo, sono forme innate di intuizioni, determinanti di ogni processo psichico. Come gli istinti determinano le nostre azioni, così gli archetipi determinano le nostre percezioni. Entrambi, archetipi ed istinti, sono collettivi perchè hanno a che fare con contenuti universali ereditati oltre il personale e l'individuale e che risultano dalla loro correlazione. Gli archetipi non esistono materialmente, ma si manifestano solo come immagini dette archetipiche cioè i SIMBOLI, che ricorrono nei sogni, nelle fantasie, nei miti, nelle leggende, nelle fiabe, nella letteratura e accedono così alla coscienza. (14)
L'origine etimologica greca di simbolo, significa "mettere insieme" ed evocando le sue parti corrispondenti il simbolo rinvia ad una realtà che non è stabilita dalla convenzione, ma dalla ricomposizione di un'individualità.
Il simbolo essendo l'immagine di un contenuto che trascende la coscienza, non può essere mai completamente spiegato nè razionalizzato, in quanto il suo aspetto irrazionale può essere solo intuito. Infatti il simbolo rappresenta il riaffiorare di sensazioni, di idee, di impulsi che possono essere incompatibili con l'atteggiamento conscio predominante e sono pertanto isolati da esso.
L'utilizzo dei simboli è particolarmente significativa quando si utilizzano strumenti di ricerca, nel percorso di individuazione, quali i sogni, le fiabe, le associazioni.
Coscienza e tipi psicologici
L'io è il soggetto della coscienza, possiede un alto grado di continuità e di identità con se stesso. (15)
La coscienza è guidata parzialmente dalla volontà, che è considerata energia libera che l'io può utilizzare, indirizzandola alla funzione in uso in quel dato momento. La coscienza presenta quattro funzioni fondamentali congenite in ogni individuo:
- Pensiero
- Sentimento
- Sensazione
- Intuizione.
Per funzioni psicologiche s'intende il modo che abbiamo di comprendere ed elaborare i contenuti propostici dall'esterno e dall'interno. Si dividono in: Razionali ed Irrazionali.
Il pensiero è la funzione che cerca di giungere alla comprensione del mondo mediante nessi concettuali e deduzioni logiche, permette il giudizio secondo il criterio vero-falso; il sentimento si dispiega mediante le emozioni, secondo il criterio piacere-dispiacere. Queste due funzioni non sono attive nello stesso tempo in una medesima persona, o domina l'una, o domina l'altra. Le altre due funzioni, sensazione e intuizione, sono irrazionali e lavorano con tutte le percezioni senza valutarle o attribuire ad esse un senso. La sensazione percepisce le cose come sono, è il senso della realtà per eccellenza, e permette una percezione analitica dei particolari. L'intuizione percepisce attraverso l'inconscio, ed opera una percezione immediata e sintetica.
L'uomo ha in sè costituzionalmente tutte e quattro le funzioni: la funzione superiore è quella che determina il tipo di individuo, permette a ciascuno l'adattamento alla realtà nella prima metà della vita ed è sempre a disposizione della volontà cosciente. Quella opposta che è la funzione inferiore, è situata tutta nell'inconscio mentre le altre due sono in parte conscie, in parte inconscie. Nella vita queste funzioni non si trovano in forma pura, ma come tipi più o meno misti. Se si potessero portare alla luce tutte e quattro le funzioni, si potrebbe parlare di "rotondità" della persona, ma in realtà si arriva soltanto ad un risultato approssimativo.
La funzione inferiore agisce autonomamente dall'inconscio, è indifferenziata, ha un carattere infantile, è istintiva e primitiva.
Sempre riguardo alla coscienza Jung distingue due atteggiamenti: l'introversione e l'estroversione.
L'introverso è esitante, riflessivo, piegato su se stesso, schivo agli oggetti. L'atteggiamento è caratterizzato da concentrazione dell'interesse nel soggetto: pensare, sentire,agire in relazione a fattori soggettivi. L'energia si ritira dal mondo.
L'estroverso è aperto, pronto e ben disposto, si avventura spesso fiducioso e senza esitazioni. L'atteggiamento è caratterizzato da un'apertura del soggetto verso l'oggetto: pensare,sentire,agire in relazione a fattori esterni oggettivi. L'energia psichica fluisce esteriormente verso il mondo.
Nel primo caso l'elemento decisivo è il soggetto, nel secondo, l'oggetto.
Comunque non esiste un'unilateralità assoluta; infatti nell'inconscio esiste l'atteggiamento opposto che viene fuori a tratti e autonomamente, e che, non essendo cosciente non viene riconosciuto come nostro; in base al meccanismo della proiezione lo riferiamo a persone del tipo opposto al nostro.(16)
Per la valutazione della tipologia psichica prevalente si utilizzano anche test strumentali.
Processo di individuazione
Il cardine della concezione junghiana è che la nevrosi tende a qualcosa di positivo e non a perseverare nella malattia come fine a se stessa.(17)
La nevrosi stessa diventa in certe circostanze, un incitamento alla conquista della totalità della personalità, che per Jung è lo scopo supremo, il massimo bene a cui l'uomo possa tendere.
La totalità della personalità è raggiunta quando tutte le principali coppie di contrasti sono relativamente differenziate, e rese complementari quando le due parti della psiche totale, la coscienza e l'inconscio, sono collegate insieme in una vitale relazione. (18)
La piena totalità è un ideale irraggiungibile e lo sviluppo della personalità è insieme una grazia e un impegno gravoso, in quanto occorre acquistarla a caro prezzo, implica solitudine e fedeltà alla propria legge interiore: solo chi sa coscientemente accettare la potenza del proprio destino interiore segue il senso della propria vita.(19)
"Individuarsi" significa diventare un essere singolo (20), intendendo noi per individualità la nostra più intima, ultima, inconfondibile e singolare peculiarità, diventare se stessi, attuare il proprio Sè. (21)
Il processo d'individuazione ha un decorso spontaneo, naturale, autonomo, potenzialmente presente in ogni individuo; è un "processo di maturazione evolutivo" [parallelo psichico del processo di crescita e di trasformazione del corpo fisico].
Obiettivo del lavoro psicanalitico è di stimolare, rendere cosciente, elaborare e condurre fino a quel centro che è la sorgente e la ragione ultima del nostro essere psichico, al nucleo interiore, al Sè. Il processo di individuazione è comunque in opera in ogni essere umano ma la presa di coscienza di questo, nel lavoro psicanalitico, non è una via accessibile nè imponibile a tutti e non va percorsa che con il sostegno e la guida di un terapeuta.
Il corso dell'individuazione, abbiamo detto, è a grandi linee già prefisso e presenta una certa regolarità formale. Esso si costituisce di due grandi periodi che presentano segni opposti: quello della prima metà della vita e quello della seconda. Il compito del primo periodo è "l'iniziazione nella realtà esterna" che si conclude con la solida formazione dell'Io e la differenziazione della funzione principale, il secondo conduce ad una "iniziazione alla realtà interiore" (22), alla ricerca del Sè e alla sottomissione alla guida mediante la quale si riconosce il senso profondo della propria vita anche nell'orizzonte religioso intimo. Jung ha dedicato la sua attenzione soprattutto a questo secondo periodo, offrendo così la possibilità all'uomo che si trova a metà della vita di ampliare la coscienza della sua personalità e di e di prepararsi anche al passaggio della morte fisica. (23)
Ombra
La prima tappa della presa di coscienza conduce a fare la conoscenza dell'Ombra , ed è obiettivo iniziale dell'analisi.
La natura umana repressa dell'Io crea l'Ombra, in relazione compensatoria con la luce fragile e preziosa dell'Io,che deve essere protetta ed alimentata. L'Ombra è ciò che non vorremmo essere.
Usando le parole di Jung "con ombra intendo la parte negativa della personalità, la somma cioè delle qualità svantaggiose che sono tenute possibilmente nascoste, e anche la somma delle funzioni che sono difettosamente sviluppate e dei contenuti dell'inconscio personale" (24).
Jung considera l'Ombra anche come uno degli archetipi fondamentali della vita psichica: " il diavolo è una variante dell'archetipo dell'ombra, vale a dire dell'aspetto pericoloso della parte oscura dell'uomo quando non è riconosciuta". (25)
L'Ombra è la nostra parte oscura, caratterizzata da elementi inferiori, primitivi, bestiali che l'Io cerca di nascondere.
L'Ombra non è tutta negativa, ma è primitiva e disadattata, fonte di energia. Sebbene invisibile è inseparabile da noi e fa parte della nostra totalità. "Il lupo della steppa" di Hermann Hesse, la novella "Il pescatore e la sua ombra" di Oscar Wilde, ma anche Mefistofele, l'oscuro tentatore di Faust, sono esempi dell'impiego in arte del motivo archetipico dell'Ombra.
L'incontro con l'Ombra, nella psicologia analitica, coincide sovente col prendere coscienza del tipo di funzione e atteggiamento a cui si appartiene, in quanto all'Ombra coincide la funzione inferiore .(26)
L'elaborazione dell'Ombra, corrisponde a grandi linee a ciò cui mira la psicoanalisi con la scoperta della storia della vita, soprattutto dell'infanzia dell'individuo e del rimosso. Tali concezioni freudiane hanno mantenuto la loro validità anche per Jung quando si tratti di individui che si trovano ancora nella prima metà della vita.
Sotto l'aspetto individuale l'Ombra indica il "buio personale", personifica i contenuti rimossi, rifiutati, non autorizzati dalla nostra psiche cosciente, non è necessariamente malvagia; sotto l'aspetto collettivo indica il lato oscuro che è in noi, la disposizione strutturale insita in ogni uomo per ciò che è di minor valore e oscuro.
L'ombra è il vero e proprio contrapposto del nostro io cosciente, anzi, cresce e si condensa di pari passo, per così dire, con l'Io e l'educazione intralcia la via che conduce alle profondità creatrici del nostro inconscio.
"Ma la semplice soppressione dell'Ombra non è un rimedio, come lo sarebbe la decapitazione contro il mal di testa." (27)
Un'inferiorità di cui si sia consci ha sempre la possibilità di essere corretta. Ma se è rimossa e isolata dalla coscienza, non sarà mai corretta.
Mediante il meccanismo della proiezione, essa appare, come tutto ciò che è inconscio, trasferita su un oggetto, per cui "la colpa è sempre dell'altro", a meno che non si riconosca consciamente che l'oscurità si trova in noi stessi. Per quanto amaro, il calice non può venir risparmiato. Chi ha abbastanza coraggio da ritirare le sue proiezioni, acquista coscienza di una considerevole zona d'ombra. Un uomo di tal genere si carica però di problemi e di conflitti nuovi. Egli diviene un grave compito per se stesso, perchè non può più dire che gli altri fanno questo o quello, che essi sono in errore, che contro di loro bisogna lottare. Chi sia giunto a tanto, vive nel raccoglimento interiore, sa che i difetti del mondo sono anche difetti suoi.
Animus ed Anima
La seconda tappa del processo di individuazione è caratterizzata dall'incontro con quelle immagini della psiche che Jung chiama con le voci latine ANIMA nell'uomo e ANIMUS nella donna.(28)
Ciascuna di queste figure archetipiche rappresenta la parte della psiche che ha attinenza col sesso opposto, e indica sia la conformazione del nostro rapporto con esso, sia il deposito dell'esperienza collettiva umana al riguardo. È dunque l'immagine dell'altro sesso che portiamo in noi, come esseri singoli e come appartenenti alla nostra specie ed al gruppo culturale di appartenenza.
Secondo la legge endopsichica , tutto ciò che nella psiche è indifferenziato, e si trova ancora nell'inconscio, e quindi anche l'Eva dell'uomo come l'Adamo della donna è proiettato.
Per conseguenza si sperimenta il proprio fondamento eterosessuale primigenio, non diversamente dalla propria Ombra, in un altro.(29) Si sceglie un altro, ci si lega ad un altro, che rappresenta le proprietà della nostra anima. La natura dell'immagine dell'Anima/Animus nei nostri sogni, è l'indice naturale della nostra struttura endopsichica eterosessuale.
La prima portatrice dell'immagine dell'Anima è sempre la madre (30), più tardi sono quelle donne che eccitano il sentimento dell'uomo, non importa se in senso positivo o negativo. Il distacco dalla madre è uno dei principali e più delicati problemi della formazione della personalità, soprattutto dell'uomo che deve differenziarsi nettamente.
I primitivi posseggono tutta una serie di cerimonie, iniziazioni maschili, riti di rinascita etc, in cui l'iniziando riceve quell'ammaestramento che lo deve porre in grado di fare a meno della protezione materna. Soltanto dopo di essi lo si può accogliere nel gruppo degli uomini adulti. L'europeo invece deve far la "conoscenza" della parte femminile o maschile, della sua psiche acquistandone la consapevolezza.
Se la figura eterosessuale della psiche, in Occidente è tanto sprofondata nell'inconscio e ha assunto perciò un'importanza decisiva, la responsabilità è in gran parte dell'orientamento patriarcale della nostra civiltà. Infatti "per l'uomo" è una virtù rimuovere le caratteristiche femminili, così come per la donna, almeno finora, era disdicevole manifestare caratteristiche maschili. La rimozione dei tratti e delle tendenze femminili conduce all'accumulazione di queste pretese nell'inconscio.
L'imago della donna (Anima) diventa il ricettacolo di queste pretese, sicchè l'uomo nella sua scelta amorosa soggiace spesso alla tentazione di conquistare quella donna che meglio risponde al particolare carattere della propria femminilità inconscia, una donna dunque che possa accogliere senza difficoltà la proiezione della sua Anima.
In tal modo può avvenire che l'uomo sposi la propria peggior debolezza, e così si spiegano tanti strani matrimoni: nè diversamente succede nella donna. L'immagine animica sta in rapporto inverso con la conformazione della Persona: Jung chiama Persona (parola latina che significa maschera) il comportamento psichico generale dell'uomo rispetto al suo ambiente.(31)
Se la persona è intellettuale, l'anima è certamente sentimentale.
Poichè come la Persona corrisponde all'abituale atteggiamento esteriore di un individuo, l'Animus e l'Anima all'atteggiamento interiore. Possiamo considerare la Persona come la funzione mediatrice fra l'Io ed il mondo esterno, l'immagine animica come la corrispondente funzione mediatrice fra l'Io ed il mondo interno.
Persona ed aspetto animico stanno in un mutuo rapporto. Quest'ultima è tanto più indifferenziata e forte, quanto più l'Io si identifica con la Persona, il ruolo sociale. Finchè non si conosce il proprio aspetto animico l'inconscio dell'uomo ha segno femminile, l'inconscio della donna ha segno maschile.
Se si è scrutato e reso cosciente l'elemento eterosessuale della propria anima, ci si è resi padroni di sè. Ciò significa anzitutto effettiva indipendenza, ma significa pure solitudine, quella solitudine dell'uomo "interiormente libero" che nessuna relazione amorosa o collaborazione può più gettare in catene, un uomo di tal genere non potrà nemmeno più essere "innamorato" perchè non potrà più perdersi in un altro, ma sarà ancor più capace di profondo "amore, inteso come cosciente dedizione al tu".
Gli occorre grande impegno e dedizione al lavoro interiore per raggiungere questo stadio; senza lotta non vi perviene nessuno; nella prima metà della vita l'unione, l'incontro con l'altro sesso mira al congiungimento fisico per far nascere il "figlio corporale"; nella seconda metà della vita ciò che conta è la coniunctio psichica, l'unione con il compagno o la compagna dell'altro sesso nell'ambito del proprio mondo interiore e con chi ne porta l'immagine nel mondo esterno, affinchè nasca il "figlio spirituale"(32) che dia durevole frutto all'essenza spirituale dei due compagni. L'attivazione dell'archetipo dell'immagine animica è un indice inequivocabile dell'inizio della seconda metà della vita.
Nella letteratura germanica il più bell'esempio di ciò è il Faust di Goethe. Nella prima parte, Margherita è la portatrice della proiezione dell'Anima di Faust. Ma la tragica fine di questa relazione costringe Faust a ritirare dal mondo esterno la proiezione ed a cercare ormai in se stesso questa parte della propria psiche. Così egli la ritrova in un altro mondo, negli "inferi" del suo inconscio, simboleggiata in Elena. La seconda parte del Faust rappresenta la formulazione artistica di un cammino interiore, di un processo di individuazione con tutte le sua figure archetipiche, ed Elena è la classica figura di Anima. Con essa egli si confronta in varie metamorfosi e vari stadi fino all'apparizione suprema, la MATER GLORIOSA. Soltanto allora egli è redento e può entrare in quel mondo dell'eternità in cui tutti i contrasti sono conciliati. Come il prender coscienza dell'Ombra permette di scoprire il nostro altro lato oscuro, simboleggiato nei sogni da figure dello stesso sesso, così il prender coscienza dell'immagine dell'anima permette di scoprire l'elemento eterosessuale della nostra psiche. Una volta salita alla coscienza, l'immagine cessa di agire dall'inconscio e ci permette infine di differenziare e di inserire nell'atteggiamento cosciente anche questa parte della psiche, arricchendo i contenuti della nostra coscienza ed ottenendo così un ampliamento della nostra personalità. Tutto il processo, per quanto ci è dato sperimentare, è rivolto ad uno scopo. L'inconscio è bensì pura natura senza intenzione, con un indirizzo puramente potenziale, ma ha un proprio ordine interno invisibile, un finalismo insito in esso. (33)
Immagini della saggezza
Dopo il confronto con l'immagine dell'anima, si indica come successiva pietra miliare dello sviluppo interiore la comparsa dell'archetipo del Vecchio Saggio, personificazione del principio spirituale. Il suo riscontro nel processo d'individuazione della donna è l'immagine della Grande madre nella dimensione spirituale: Sophia.
Ora, occorre gettar luce nelle pieghe più riposte del proprio essere, nella propria primordiale "mascolinità" o "femminilità": il principio "spirituale" nell'uomo e nella donna. (34)
Questa volta occorre diventare consci, non più della parte eterosessuale della psiche " l'Animus o l'Anima" ma di ciò che costituisce il nostro vero e proprio essere, ciò che è in un individuo solo femminile o solo maschile, risalendo fino a quell'immagine primordiale secondo la quale esso fu formato.
Entrambe le figure, il Vecchio Saggio e la Sophia possono manifestarsi nelle forme più disparate e sono ben note nel mondo dei primitivi e nelle mitologie, simboleggiati come profeta, mago, positivo, sacerdote, maestro guida dei morti, oppure come sibilla, sacerdotessa, Madre Chiesa, Maria, le Muse, le Grazie, le femmine ispiratrici. (35)
Entrambi gli archetipi iniziano l'uomo e la donna alla saggezza. Da entrambe le figure emana però un fascino potente, che può trascinare in una sorta di delirio di grandezza e di eccessiva padronanza di sè l'individuo a cui appaiono se non sa liberarsi, mediante prese di coscienza e differenziazione, dal pericolo di una identificazione con il loro prestigioso aspetto. Questo dipende dalla forza dell'Io. Ne è un esempio Nietzsche che si identificò completamente con la figura di Zarathustra.
Jung chiama "personalità mana"(36) queste figure archetipiche dell'inconscio. Mana, per le popolazioni primitive, indicava lo spirito della cosa. Rappresenta un potere non fisico ma soprannaturale, che è "inconsuetamente efficace". Possedere mana significa avere la forza di agire su altri, ma comporta pure il pericolo di divenire arrogante e autocratico.
Acquistar coscienza dei contenuti che costituiscono la personalità mana significa "per l'uomo liberarsi per la seconda volta e veramente dal padre", "per la donna dalla madre", e sentire quindi la propria individualità, essere saggio ma umile. (37)
Ciò accade solo se non si insuperbisce della sua evoluzione divenendo "paradossalmente inconscio della propria coscienza" e cadendo nell'inflazione. (38)
Le forze che questa presa di coscienza attivano nell'individuo sono a sua disposizione soltanto dopo che egli ha imparato a distinguersi da esse in umiltà.
Il Sè
Ora non siamo più lontani dalla meta.
Il lato oscuro è reso cosciente, l'elemento eterosessuale che è in noi è differenziato, la nostra relazione con lo spirito è chiarita.
Il doppio volto del fondo dell'anima è riconosciuto, l'orgoglio intellettuale è smorzato.
Siamo penetrati profondamente negli strati dell'inconscio, ne abbiamo tratta molta parte in luce e abbiamo appreso ad orientarci nel suo mondo primordiale.
La nostra coscienza, portatrice della peculiarità individuale, fu contrapposta all'inconscio che è in noi, portatore della nostra parte di psiche collettiva.
L'archetipo che da questa relazione porta ad un congiungimento dei due sistemi psichici parziali, la coscienza e l'inconscio, " il Sè". (39)
Questo termine indica l'ultima tappa sulla via dell'individuazione, che Jung denomina anche divenire del Sè. Soltanto quando è stato trovato questo punto intermedio, l'uomo può dirsi completo.
Per la personalità cosciente, l'emergere alla coscienza del Sè significa uno spostamento del suo centro psichico, quando l'Io si sottomette al Sè e come conseguenza di ciò un completo mutamento dell'atteggiamento di fronte alla vita e della concezione della vita stessa, ossia una trasformazione nel vero senso della parola.
Il Sè è quindi "un'entità sopraordinata all'Io cosciente. Esso abbraccia non solo la psiche cosciente, ma anche la psiche inconscia".(40)
Sè come centro della totalità che abbraccia conscio ed inconscio, come l'Io è il centro della mente cosciente L'unico contenuto del Sè che noi conosciamo l'Io.
"L'Io individuato si sente oggetto di un soggetto ignoto e superiore". Il Sè possiamo soltanto viverlo. "É una specie di compensazione per il conflitto fra l'interno e l'esterno".
"É anche lo scopo della vita, perchè è l'espressione del destino dell'individuo". (41)
L'idea del Sè, concetto limite, come in Kant la "cosa in sè è un postulato che trascende l'Io che si può giustificare psicologicamente, ma non dimostrare scientificamente". (42) Il Sè è un accenno al fondo primordiale della psiche, a cui non si può dare un ulteriore fondamento.
Posto come meta, è anche un postulato etico, una meta da realizzare e la dottrina di Jung si distingue appunto perchè sprona e guida a risoluzioni etiche.
Il Sè è però anche una categoria psichica, come tale vivibile, e uscendo dal linguaggio psicologico ed esprimendoci per immagini potremmo chiamarlo il "fuoco centrale". (43)
É l'elemento sperimentale ultimo nella psiche e della psiche.
Il processo di individuazione colto da Jung come via per l'ampliamento della personalità, che il trattamento psicanalitico favorisce, consiste nell'avvicinarsi passo per passo ai contenuti ed alle funzioni della totalità psichica e nel riconoscere la loro influenza sull'Io. Conduce a vedersi come si è e non come si vorrebbe essere.
Quindi il Sè, per Jung, è il sommo potenziale dell'individuo e l'unità complessiva della personalità. Jung ha chiamato il suo metodo prospettico (44), in contrasto col metodo retrospettivo che ritiene salutare solo la scoperta di cause remote della nevrosi.
Il processo di individuazione come è postulato da Jung, può essere ritenuto un serio tentativo di riparare al disorientamento dell'uomo moderno, che attiva le forze creative del suo inconscio e lo mette in contatto con la totalità della psiche, e lo conduce sul cammino di ricerca di senso della vita. Questo permette poi all'individuo di inserirsi costruttivamente e creativamente nel contesto sociale.
Mandala
Mandala indica una figura geometrica sacra usata per la meditazione e caratterizzata da un cerchio e un quadrato irradiati da un punto centrale. Per Jung il mandala è un'espressione archetipica del Sè e della totalità. Mandala è quindi una figura archetipica che esprime soppressione dei contrasti, questa coincidentia oppositorum (45) in una sintesi superiore, è il SIMBOLO UNIFICATORE che rappresenta i sistemi parziali della psiche riuniti in un piano superiore, nel Sè. (46)
I simboli di questo genere, immagini primordiali della totalità psichica, presentano sempre una forma in cui l'ordinamento simmetrico delle parti e la loro relazione con il centro è in essi legge e ne costituisce l'essenza.
L'Oriente conosce tali simboli fin da tempi remoti; sono chiamati Mandala (47), termine sanscrito che si può tradurre nel modo migliore con "cerchio magico". Con ciò non si vuole assolutamente affermare che il simbolismo del Sè abbia sempre forma di mandala (48), tuttavia per dare una visione totale sintetica e simbolica della psiche, i mandala sono gli interpreti più eloquenti ed appropriati. Sono fra i più antichi simboli dell'umanità e si riscontrano già nell'età paleolitica. Questi sono tutti riferiti ad un centro e si trovano in un cerchio o un poligono, di solito un quadrato, che deve simboleggiare la "totalità". Molti di essi hanno forma di fiore, di croce, o di ruota, con evidente preferenza per il numero quattro. Possono comparire mandala durante tutto il processo di individuazione, e sarebbe errato dedurre dalla loro comparsa nei sogni o dipinti nel corso di un'analisi uno stadio di sviluppo particolarmente elevato dell'individuo in questione.
I mandala con la loro struttura matematica sono per così dire immagini "dell'ordine primordiale della psiche totale" e sono chiamati a trasformare il caos in ordine; queste figure non solo esprimono ma producono anche ordine.
Il mandala è dotato di un'antichissima "virtù magica"; origina dal cerchio magico, che si è conservato in innumerevoli usanze popolari. La figura ha lo scopo esplicito di tracciare un solco protettivo attorno al centro, attorno all'ambito sacro della personalità interiore, per impedire il deflusso, o per scongiurare in modo apotropaico l'influenza negativa da parte di forze esterne. Perciò l'Oriente pone nel mezzo del mandala "il fiore d'oro" che è anche chiamato il "castello celeste". (49)
L'emergere di questi simboli mandala dalla profondità dell'anima è sempre un fenomeno spontaneo, che si manifesta e scompare per impulso proprio.
"Il simbolo del mandala è un fatto psichico autonomo, che si distingue per una fenomenologia che si ripete sempre ed è identica in ogni luogo. É una specie di nucleo atomico, di cui però non conosciamo ancora l'intima struttura ed il significato ultimo". (50)
La formazione della personalità totale è compito di tutta la vita .
Essa è anche una preparazione alla morte, nel senso più profondo di questa parola. La morte infatti non è meno importante della nascita ed è, come questa, inseparabile dalla vita.
La natura stessa, se ben la comprendiamo ci prende qui nelle sue braccia protettrici. Così si chiude il ciclo della vita terrena, e principio e fine coincidono, come esprime da tempi immemorabili il simbolo dell'uroboros (51), il serpente che si morde la coda. Quando sia adempiuto questo compito, la morte non fa più paura e può essere inserita con un suo senso nella totalità della vita.
Spiritualmente la nascita a una nuova vita dopo aver deposto l'"abito" del corpo materiale. L'individuazione è il più alto compito che il singolo si possa porre.
Di fronte a se stessi essa significa la possibilità di ancoramento all'indistruttibile e all'imperituro, alla natura primordiale dell'obiettivamente psichico.
Per essa il singolo si mette nell'eterno fluire, dove nascita e morte non sono che stazioni di passaggio e dove il senso della vita non è più dato dall'Io ma dal Sè.
Di fronte al tu, essa porta in lui quella tolleranza e quella bontà di cui è capace soltanto chi ha indagato le proprie oscure profondità e le ha consciamente vissute. Di fronte alla collettività il suo particolare valore sta in ciò: l'individuazione porta l'uomo ad essere responsabile per averne fatto personalissima esperienza nella sua totalità psichica, dell'impegnativa relazione del particolare con l'universale.
Nevrosi
Si intende per nevrosi uno stato psichico, senza substrato organico, intermedio tra la normalità e la patologia.
I sintomi della nevrosi sono espressione simbolica di un conflitto interiore. Jung fa propria la teoria di Freud della nevrosi, ma ne allarga l'orizzonte (52).
Freud aveva già rilevato che non era un disordine del sistema nervoso, ma della personalità, che sorgeva dal contrasto delle pulsioni istintuali.
Per Jung, la persona affetta da nevrosi è un oggetto d'attenzione prevalente rispetto alla nevrosi stessa. Cerca la causa della nevrosi infatti non tanto nel passato quanto nel presente. La domanda infatti che si pone è: qual è il compito esistenziale che, nel presente, il paziente non vuole svolgere? Perchè il paziente si blocca e non vuole operare un superamento? Le immagini infatti, che compaiono nei sogni e danno luogo a comportamenti incongrui e non adattati alla realtà del presente, sono espressione di una regressione e fissazione dell'energia psichica al passato, in quanto il paziente non opera una completa realizzazione del suo progetto esistenziale profondo e non dà libero corso alla sua individuazione.
Accanto a questa teoria Jung aggiunge la teoria dei complessi. (53)
Il complesso è un insieme di immagini e di idee , raggruppate attorno a un nucleo derivante da uno o più archetipi e caratterizzate da una comune tonalità emotiva.
I complessi si comportano come esseri autonomi, sono mediati dalla coscienza dell'Io che può esserne sopraffatto (come nelle psicosi) o identificato con essi (come nell'inflazione).
Nella nevrosi si riscontra l'eccesso di attività di uno o più complessi che possiedono un surplus energetico rispetto all'Io fragile del paziente; la coscienza è depotenziata da un'area affettiva che vive una sorta di vita autonoma, che l'Io non riesce a integrare e superare. Il complesso materno (54) per esempio porta a dipendenza, dà luogo a senso di abbandono, nostalgia reattiva, incontinenza affettiva, omosessualità, dongiovannismo etc.
Quando l'iperattività dell'inconscio è tale da dominare la coscienza e prende il posto della realtà, si parla di inflazione psichica, in cui l'Io può arrivare ad identificarsi con un archetipo dell'inconscio collettivo e questo può portare fino alla psicosi. Un ultimo punto poi fa riferimento alla tipologia psicologica già esposta: nella nevrosi troviamo o una eccessiva unilateralità della coscienza, in cui prevale una funzione, o una coscienza priva di differenziazioni, arcaica e infantile.
Psicoterapia delle nevrosi
Ogni percorso terapeutico è per Jung unico ed irripetibile, come lo è l'individuo in terapia.
Tramite la terapia ci si sforza di allargare la coscienza che ha dei confini limitati, con l'obiettivo di integrare i contenuti dell'inconscio.
Il fine è quello di allargare il campo della coscienza, illuminando i complessi per depotenziarli e soprattutto ricercando il potenziale creativo dell'individuo che, nella nevrosi, è inconscio, non realizzato e rispetto al quale l'Io oppone delle resistenze. La sofferenza della nevrosi infatti manifesta il conflitto tra una personalità dominata da una coscienza ristretta e la pressione dei nuovi fattori potenziali che chiedono il cambiamento.
Perchè questi nuovi elementi possano essere integrati, l'individuo deve sacrificare la vecchia personalità e realizzare i compiti che la vita e il destino gli propongono, rinunciando alla lotta contro ciò che in lui vi è di più creativo ed innovativo.
In questo processo di presa di coscienza interviene come mediatore tra l'Io e l'inconscio, lo strumento del simbolo. Suoi caratteri fondamentali sono la sinteticità e la progettualità.
Per Jung il simbolo non ha nulla dei caratteri sostitutivi del segno, ma propone una sintesi, non possibile da parte del pensiero analitico della coscienza, e la spinge a trasformazioni che questo non potrebbe promuovere. Si manifesta in immagini capaci di tenere insieme elementi opposti, inconciliabili da parte del pensiero razionale. Perchè possa diventare operativo, la coscienza lo deve accogliere, perchè, anche se offre una problematica, esso è creativo.
Il simbolo è uno stimolo profondo per il processo individuativo, affinchè la coscienza si abbandoni alla sua attività rigenerante.
La terapia della psicologia analitica si basa sul dialogo del paziente, sia con il proprio mondo interiore, che con l'altro. Terapia psicanalitica è mantenere vivo il confronto e la continua elaborazione dello scambio. Questa possibilità dà al simbolo l'occasione di emergere con la sua potenzialità terapeutica.
Dialogo è capacità di apertura di due individualità a confronto e di coscienza ed inconscio a confronto.Ciò implica che ogni sapere è relativo e in questa ottica la psicologia analitica rinuncia ad una epistemologia di tipo assolutistico.
Nel dialogo psichico ogni asserzione forte della coscienza, da un lato, rimanda ad un sapere, dall'altro, richiamandosi all'inconscio, e ribadisce il suo carattere di ignoto. In questo confronto il punto di vista dell'Io e quello dell'inconscio si incontrano e generano quella che Jung ha chiamato la funzione trascendente (55) che porta la coscienza al rapporto con l'altro da sè.
Sinteticamente, quindi, alcuni fondamenti della psicoterapia sono:
- il simbolico: i simboli sono indizi attivati dall'energia inconscia, sono passivi ed emergono autonomamente dall'inconscio
- il trascendente o la funzione terapeutica: collegamento fra l'individuo e gli archetipi collettivi, per utilizzare la funzione terapeutica trascendente
- l'immaginazione: utilizzo di tecniche per mettere in contatto i pazienti con gli archetipi percepiti con sogni, fantasie e simboli, anche attraverso varie elaborazioni creative, che riducono la pressione dell'inconscio ed incoraggiano l'individuazione. Jung sviluppò anche lo strumento dell'immaginazione attiva, allo scopo di far scoprire al paziente il proprio centro psichico
- il processo verso il centro: i simboli, unitamente alle associazioni, fanno recuperare contesti dimenticati, che vengono amplificati nel rapporto analista-paziente, per raggiungere il significato corrispondente al proprio centro.
Successori (Post junghiani)
Carl Alfred Meier
Carl Alfred Meier nacque nel 1905 a Sciaffusa sul fiume Reno.
Dopo gli studi classici si imbattè nella prima edizione de "I tipi psicologici" di Jung che riuscì a capire perfettamente pur avendo solo diciassette anni.
Fu presentato a Jung dalla figlia; il maestro di Zurigo dovette rimanere impressionato dai commenti di Meier sul suo libro, tanto da incoraggiarlo a fare l'analista.
Diventato medico fece parte degli allievi di Jung restando in pratica fino all'ultimo l'unico allievo maschio.
Fu il direttore dell'istituto Jung di Zurigo ma se ne allontanò perchè gli altri volevano imporre una visione dello Junghismo "non scientifico" .
Praticò fino all'ultimo privatamente, morì a novant'anni in piena attività nel 1995.
Gli interessi di Meier si rivolsero al mondo greco. Fu lui a studiare i riti di incubazione (56) che si svolgevano in particolare nei santuari di Asclepio.Meier supponeva che il processo fosse in relazione con una discesa dell'Io nel mondo dei processi di autoguarigione proiettati su divinità mitologiche.
Marie Louise Von Franz
Nasce in Germania nel 1915.
É nota per diversi lavori sulla interpretazione delle fiabe (57), espressioni di un simbolismo profondo dell'inconscio collettivo che viene illustrato ed analizzato.
Suo è anche un approfondimento della tipologia psicologica che si accentra sulla funzione inferiore, indifferenziata (58), componente dell'Ombra.
Illuminante è anche un lavoro dal titolo "La morte e i sogni" (59) in cui sono presi in esame sogni di persone prossime al trapasso.
La Von Franz ha evidenziato come, dall'inconscio di chi si avvicina alla morte, emergano simboli che annunciano il passaggio e preparano ad esso; simboli dell'inconscio collettivo che incontriamo anche in testi di antiche culture come ad esempio il "Libro egiziano dei morti."
Erich Neumann
Nato a Berlino nel 1905, si è laureato prima in filosofia nel 1927, poi in medicina nel 1933.
Ha studiato con C. G. Jung dal 1934 al 1936; si è trasferito a Tel-aviv nel 1934 dove è stato presidente dell'Associazione Israeliana degli psicologi analisti e dove è morto nel novembre del 1960.
É autore di numerosi testi tra i quali ricordiamo: "La Grande Madre", "Storia delle origini della coscienza", "Psicologia del femminile", "Amore e Psiche di Apuleio". (60)
É considerato l'allievo di Jung che più di ogni altro ha contribuito allo sviluppo della Psicologia Analitica; la sua originalità consiste nell'aver individuato nei Miti le tappe del processo di sviluppo filogenetico dell'Io. Egli attraverso una approfondita e ardua ricerca ha introdotto la dimensione evolutiva nella psicologia archetipica, articolando una successione di stadi che si sviluppano come un processo continuo e che conducono l'umanità dall'immersione iniziale uroborica alla coscienza e all'integrazione dell'eroe. Il primo ciclo del mito è quello della creazione che inizia dallo stadio dell'uroboro; esso si presenta come il grembo primitivo, l'unità degli opposti maschile-femminile, da principio è preponderante il carattere materno dell'uroboro, che è vita e psiche in uno, nutre e procura piacere, protegge e riscalda, consola e perdona.
Uroboro significa letteralmente "autogenerante". Ne è simbolo "il drago originario degli inizi, che si morde la coda, il serpente circolare, vivente che ruota attorno a se stesso...". Tutto questo spazio è dominato dal simbolismo del tratto alimentare; questo livello è pregenitale perchè la tensione polare dei sessi non si è ancora manifestata.
L'incesto uroborico è una forma di ingresso nella madre, ha un carattere totale e non genitale, passivo. Più si sviluppa l'Io più si strutturano gli oggetti con i quali si rapporta.
All'uroboro materno privo di raffigurazione subentra la Grande Madre. Questo stadioprimitivo del rapporto tra inconscio e coscienza nella mitologia è rappresentato dalla dea madre e dal figlio amante.
La figura del figlio amante è successivo a quello del bambino, l'elemento maschile rimane giovanile e adolescenziale; questi è solo l'inizio di uno sviluppo autonomo e l'incesto a questo livello ha un carattere genitale, compare per la prima volta l'accentuazione narcisistica del fallo e la minaccia della castrazione.
Quando l'Io e la coscienza non sono più solo il figlio dipendente dall'uroboro materno ma sono diventate una entità autonoma, compare come stadio successivo la separazione dei genitori primordiali, che sono la Grande Madre buona e il suo accompagnatore maschio distruttivo. Inizia così la crescita del maschile, l'Io diventa l'eroe che è il precursore archetipico dell'uomo in genere.
Un'aspetto centrale del mito dell'eroe è che egli possiede due padri e due madri: accanto a padre e madre personali, compaiono i genitori "superiori" archetipici. La struttura del padre e della madre personale e sovrapersonale ha due volti, positivo creativo e negativo distruttivo.
Gli aspetti prottettivi dei genitori transpersonali affiancheranno l'eroe nella tappa successiva che è la lotta contro il drago della Grande Madre che possiede una struttura bisessuale con tratti aggressivi, distruttivi maschili, ma non paterni. In questa lotta si realizza l'incesto attivo: la penetrazione volontaria e cosciente nel femminile pericoloso e quindi il superamento della paura della castrazione.
Lo scopo mitologico del combattimento contro il drago è raggiungere il tesoro, la cosa difficile da ottenere. Una pregnante raffigurazione, che ripercorre gli stadi dello sviluppo della coscienza elaborati da Erich Neumann, è rappresentato dal mito di Perseo che con l'aiuto di Ermes e Atena annienta e uccide la Gorgona Medusa e, successivamente, salva Andromeda prigioniera del mostro marino amante di Medusa.
James Hillmann
Nato nel 1926 è il più illustre rappresentante della scuola di pensiero fondata da C. G. Jung. Viennese, già direttore dell'istituto Jung, trasferitosi negli Stati Uniti, tra gli intellettuali americani si distingue per il suo pensiero politico culturale, radicato nella realtà storica e nel sapere europeo.
Autore di numerose opere innovative della Psicologia Analitica, fondatore di un pensiero originale che partendo dallo studio della mitologia e dalla funzione archetipica dei simboli dell'antichità, riscopre l'importanza del linguaggio dell'immaginazione; immaginare come sognare, ovvero essere soggettivamente coinvolti nel processo immaginale, liberare le immagini dal controllo dell'Io, non sottometterle o asservirle ad esso.
Per Hillmann poichè l'inconscio rende relativa ogni formulazione della coscienza, integrandola con una posizione opposta ed ugualmente valida, nessuna affermazione psicologica può essere certa.
Studioso del pensiero filosofico nella sua evoluzione teorica pone l'anima al centro della realizzazione dell'individuo. E' interprete dei fenomeni sociali con uno schema archetipico, per cui l'uomo moderno rivive in culture diverse simboli che appartengono alle sue radici più remote.
Autore di numerose opere, tra esse ricordiamo: "Saggio su Pan", "Re-visione della psicologia", e il recente "Codice dell'anima". (61)
Dora M. Kalff
Il suo nome è legato alla Sandplay Therapy, il gioco della sabbia che ha strutturato come una terapia psicologica per bambini ma anche per adulti.
Il metodo della Kalff consiste nel mettere al centro della terapia non la parola come avviene per l'analisi classica bensì l'immaginazione. Questa prende forma attraverso il mondo dei simboli a disposizione del paziente che ha a disposizione svariati oggetti simbolici che può disporre in una cassetta con sabbia asciutta o bagnata.
Gli elementi essenziali, gli oggetti e il teatro della scena da costruire, funzionano quali elementi di rappresentazione del materiale inconscio.
L'interpretazione quale si intende nella psicoterapia classica rappresenta in questo metodo terapeutico un ostacolo allo sviluppo liberatorio delle nevrosi del paziente , come anche nella terapia del disegno, l'evoluzione del paziente si attua attraverso la visione delle rappresentazioni realizzate, che ha in quanto immagine simbolica complessa che emerge dall'inconscio e si esprime concretamente, un effetto trasformatore sulla coscienza.(62)
Seconda parte: continua-->


